Recensione Armida - Maria Callas la voce, il mito

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Recensione Armida

Le pagine degli amici > Davide Steccanella scrive

Ricevo da Davide Steccanella questa interessante recensione dell'Opera Armida di Gioacchino Rossini del 1952 che merita di essere letta.

Di Davide Steccanella

“Armida” (Firenze, Teatro Comunale, 1952) CD
(Tullio Serafin, Maria Callas, Mario Filippeschi, Gianni Raimondi)

Si tratta dalla famosa recita fiorentina di Armida ove la Callas, ancora “grassottella”, provinciale e targata 1952, propose al pubblico del Comunale la allora ancora inedita maga rossiniana. Opera assai poco eseguita anche in seguito, visto che a mio ricordo (ma magari sbaglio) mi sovviene una edizione veneziana della Ricciarelli, una in quel di Aix con la coppia Blake e Anderson ed infine il disco ufficiale con Renè Fleming, oltre naturalmente alla celeberrima e superlativa esecuzione della famosa aria "D'amore al dolce impero" della giovane Caballé nel memorabile recital RCA "Rarità rossiniane".
La registrazione è un po’ di fortuna e pertanto il suono è ovviamente un pò abborracciato, l'orchestra appare poco abituata al Rossini serio (la cui celebre renaissance degli anni '70 e '80 era ben lontano dal venire...), il direttore è routiner ed Abbado andava forse alle scuole medie, il resto del cast, e quindi i tre tenori, sono poco adusi al canto rossiniano che ci avrebbero in futuro insegnato i vari Merritt, Blake, Florez etc., la Horne e la Sutherland non avevano ancora cominciato di fatto a cantare, i vari Zedda, Celletti etc. dovevano ancora esprimersi, Pesaro era una ridente località adriatica di mare, di Rossini si conosceva solo il Barbiere di Siviglia o quasi, Ramey forse stava nascendo ma non ne sono certo, insomma era tutto un tabula rasa etc. etc...Ma c’è la Callas…… allora neppure quarantenne che esegue nell'ordine "Sventurata or che mi resta", "dove son io","se al mio crudel", "è ver gode" oltre ovviamente al grande rondò finale "D’amore al dolce impero".




In questa Armida Maria Callas è semplicemente pazzesca: volatine, roulade, agilità, fiorettature, variazioni, picchettati, tutto è eseguito con un tale magistero vocale e con una velocità ed una precisione da lasciare allibito anche un appassionato della Sutherland o un aficionados della Sills o della Dessay per dire tre grandi supervirtuose a caso. E già basterebbe a togliersi non solo il cappello ma ben altro di fronte a questa greco-americana sostanzialmente autodidatta negli stili (la tecnica la aveva imparata invece da una grande insegnante) in grado di passare, come noto e in tre sere da Walkiria a i Puritani o da Gioconda a Norma (ma pure da Aida a Butterfly o da Medea a Rosina eh...), ma c'è di più, ovvero il volume e la consistenza della sua iperbolica estensione. E già perchè non c'è dubbio che per esempio Lella Cuberli, per citare una raffinatissima stilista rossiniana molto moderna eseguiva con impeccabile precisione i rondò pià arditi (magari non oltre il Do) o che la giovane Caballé (altra 'cortina' di base) commuovesse anche i sordi con i suoi accenti lirici di alcuni cantabili o che la Sutherland abbagliasse nelle svettanti note del bel raggio da Semiramide, ma la prima aveva una voce piccolina e tornita che andava assaporata nel ridotto del Pedrotti, la seconda era eccelsa nel mezzo-forte e la terza acquistava volume salendo, qui abbiamo una estensione su tre ottave piene al punto che le note gravi risultano scandite e sonore come quelle di un contralto di forza (o di un soprano drammatico), il registro centrale è quello di un lirico pieno ed infine gli acuti dal La in su sono gigantesche saette penetranti fino al mi bemolle enorme e con una tenuta di suono e di squillo che sembra innaturale e quasi da circo (la gente inizia ad applaudire come forsennata mentre quella è ancora lì che tiene la nota alta su coro e resto...).
A ciò si aggiunga l'eloquenza dell'accento neoclassico (corda che ha sempre esaltato la voce della Callas) e del fraseggio che nessuna altra cantante ha mia più saputo così sviscerare, e quel suo sublime ed inimitabile saper valorizzare ogni singola frase fosse un semplice recitativo oppure un impercettibile attacco in duetti e concertati, ed abbiamo il fenomeno assoluto. Se poi, come si legge da più parti (ma si vede perchè qualche video per fortuna esiste ancora) costei era pure una presenza magnetica sul palcoscenico come pochi, io mi domando, ma come si può riuscire poi ad ascoltare anche altre o altro ? Bisogna farlo ovvio sennò addio lirica visto che la signora in questione aveva smesso di cantare ben prima di morire, ma certo che ascoltare queste cose lascia davvero interdetti, è troppo insomma e non va bene, ogni volta che ascolto con un po’ di attenzione che vada aldilà dei bei suoni o di altro, un ruolo della Callas degli anni d’oro sono tentato di dire "adesso questa opera non la ascolto mai più" perchè come diceva la simpatica Pericoli "meglio di così non si può giocare a tennis" (rectius cantare). Signori sono passati più di 50 anni e abbiamo avuto il gotha del Rossini e quant'altro, bene quell'Armida pionieristica e senza gradi mezzi rimane ancora oggi una delle più straordinarie pagine di Rossini che sia dato di sentire a chiunque, davvero peccato che non l'abbia sentita Gioacchino, escludo che le sue cantanti potessero davvero cantare così.....

Davide Steccanella

 
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