Il perché - Maria Callas la voce, il mito

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Il perché

La voce unica

Molti si saranno chiesti il motivo dell'immenso successo di questa singolare artista, in queste note, Gina Guandalini cercherà di spiegarne le ragioni.



Sentiamo cosa dice Teodoro Celli nel suo saggio del '58 ripubblicato e commentato dalla Signora Gina Guandalini nel 1987 nel suo libro "Callas l'ultima diva" a tal proposito: .......

...Abbiamo già accennato che quasi tutte le opere di Rossini erano sparite dal repertorio e che anche un'opera come il Barbiere era riuscita a sopravvivere solo grazie a una specie di espediente, e cioè il trasporto del ruolo di mezzosoprano alla tessitura di soprano leggero. Lo stesso è accaduto a una quantità di altre opere di quest'epoca, sparite o sopravvissute grazie ad "adattamenti" analoghi. Restava quindi una sola alternativa lasciare prolungare un tale stato di cose o trovare interpreti in grado di far rivivere il repertorio in questione, cioè di rendere completamente giustizia, in maniera autentica alle esigenze vocali che esso implica.
Non vi può essere dubbio che in Maria Meneghini Callas abbiamo di fronte una dei primi interpreti di questo genere.
Ecco di conseguenza una prima e altamente significativa ragione del successo assolutamente unico della Callas: è possibile dire, infatti, che questa cantante non ha quasi nulla in comune con le altre artiste di canto della nostra epoca. La sua voce non si lascia affatto catalogare secondo le categorie correnti, poiché di tutte queste categorie ella costituisce sorta di sintesi.


È vero che in questo senso il fenomeno che rappresenta non è interamente nuovo, poiché non fa che riattivare un tipo di voce che doveva necessariamente esistere prima di questa specializzazione in categorie distinte di cui abbiamo cercato di comprendere le ragioni. Rimane il fatto che uno dei tratti originali (vedremo poi che non è il solo) dell'arte della Callas risiede in una presa di coscienza lucidissima della necessità stessa della riesumazione del bel canto.
Ci è impossibile dire attraverso quale processo la Callas è  arrivata a un tale risultato; possiamo solamente supporre che, avendo scoperto a un dato momento della sua carriera il repertorio romantico italiano, ha preso la decisione di forgiarsi lo strumento necessario alla sua interpretazione. Ciò significa semplicemente che si è messa a studiare la tecnica precisa e più o meno obliata del bel canto. Anche qui non siamo in grado di dire in quale maniera abbia proceduto la nostra artista ma possiamo constatare che - probabilmente sola tra gli artisti lirici della nostra epoca - la Callas è riuscita a impadronirsi completamente dei principi di questa tecnica.


Ma c'è ancora altro: il registro vocale della Callas si estende per più di due ottave e mezzo, dal sol diesis grave fino al mi bemolle acuto. Ecco un'altra caratteristica che ella è probabilmente la sola a possedere ai nostri giorni. Neanche questo è un fenomeno del tutto nuovo, dato che sembra che artiste come la Pasta, la Falcon e la Malibran possedessero registri analoghi; così che il fatto stesso di aver sviluppato un registro simile accentua i meriti della nostra diva.

Una cosa è chiara e indubbia: il perfetto dominio dell'arte del bel canto come l'estrema estensione del registro vocale rendono la Callas capace di dare interpretazioni autentiche e convincenti di un gran numero di eroine del repertorio lirico.



Il fatto seguente non è forse senza interesse: l'eccellente direttore Carlo Maria Giulini mi ha raccontato che durante la conversazione che ebbe con Toscaniní negli ultimi anni di vita del grande maestro, costui gli disse che, a suo parere, il ruolo di Gilda poteva assumere pieno significato solo se cantato da un soprano drammatico. Una tale opinione, che va contro ogni idea radicata e ogni abitudine, prova fino a che punto la vera tradizione vocale e la comprensione autentica del senso drammatico erano rimaste vive nella coscienza di uno dei più grandi interpreti del repertorio italiano. Infatti, Toscanini sembra aver recepito molto chiaramente il fatto che il lato tragico del ruolo di Gilda, lato che deve in ogni caso dominare nell'ultimo atto, in un certo senso evapora quando questo ruolo è affidato a un soprano leggero. Inoltre l'opinione del maestro implica la nostalgia per un tipo di cantante drammatica dotata di leggerezza estrema nel registro acuto oltre che, più in generale, di una autentica tecnica belcantistica”.
                                                        
                                   Gina Guandalini

Brindisi dalla Traviata: con Cesare Valletti-registrazione 'Live' 1958
 
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