Davide Steccanella - Maria Callas la voce, il mito

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Davide Steccanella

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Nuovo contributo da una persona che ama la lirica e il bel canto: Davide Steccanella, autore del libro: MONTSERRAT CABALLE' Ultimo soprano assoluto.

Davide, di professione Avvocato, ha scritto in occasione dei 30 anni dalla scomparsa di Maria Callas, quanto segue, che merita di essere portato all'attenzione dei visitatori di questo sito:

Di Davide Steccanella

54 anni di vita (N.Y 02.12.23/Parigi 16.09.77) sono stati, nel caso di Maria Callas, più che sufficienti a creare una leggenda imperitura ed ineguagliata ed oltretutto in un arte poco popolare, ma va detto che tra gli appassionati di opera la cantante era già una “leggenda” a 25 anni, molto prima quindi che quello sgraziato e corpulento soprano greco sbarcato dagli USA con una valigia legata da uno spago si trasformasse in quella sofisticatissima icona di arte e di glamour del jet set internazionale che oggi tutti conoscono e celebrano.
Ma se il clamoroso dimagrimento (45 kg in 2/3 mesi), il passaggio in corso di crociera dall’ anziano marito all’armatore più ricco del mondo (futuro sposo della più famosa vedova del dopoguerra), l’ostinato rifiuto a rapportarsi con la propria madre, gli amori non corrisposti per i due più famosi registi omosessuali italiani, i vari scandali e le interviste al vetriolo verso celebrati colleghi e chi più ne ha più ne metta spiegano abbondantemente il mito del “personaggio” da rotocalco (con la sua vita si potrebbero scrivere decine di romanzi estivi....), è il mito della suprema Artista quello che merita oggi di essere ricordato, perchè anche 30 anni dopo la sua morte, l’ascolto di una singola nota di Maria Callas provoca ancora a tutti, appassionati e non, uno speciale brivido emotivo, che mai nessuna/o nè prima nè dopo, ha più saputo ricreare.
La celebre attrice Jude Dench disse, a proposito di una sua Medea al Covent Garden di Londra, di “non avere mai più visto nessuno recitare così”, aggiungendo significativamente “e poi mi pare che dovesse pure cantare...”, Luchino Visconti disse di averle visto istintivamente assumere, durante le prove scaligere di Vestale, una posizione in scena che era esattamente quella storica riportata in un libro raro della sua collezione che tuttavia la Callas non aveva mai.... visto, e qui mi fermo con la anedottica Callas perchè tutte le più grandi personalità artistiche del dopoguerra hanno riversato su di lei centinaia di ricordi che disvelano la sua unicità di artista totale e completa e ben aldilà della cantante.
Ma questo appunto è il “mito” ed i miti hanno origini che poco importa analizzare, i dischi ed i tanti nastri pirata sono invece realtà attuale e (fortunatamente) fruibile al mondo intero, ed ancora oggi costituiscono la più straordinaria e tangibile prova della sua arte ineguagliata, anche e soprattutto quando a cantare quella trasfigurata Lucia o quella febbrile Gioconda o quella sacrale Norma o quella siderale Armida o quella tempestosa Elena o quella consunta Violetta etc. etc. era, come si è detto, una goffa ragazzona, perchè il mito, ovvero la sua grandezza che ha determinato quel mito (e non certo viceversa !!!) è tutto lì, in quelle straordinarie ed irripetibili creazioni musicali che ha saputo inventare praticamente da sola quando era una...bambina.
Si parla infatti di una carriera “storica” ricompresa in poco più di dieci anni e costruita tra i 23 (1947 debutto italiano in Gioconda) e i 35 anni di età (1958 ultima grande stagione scaligera), in pratica quando la maggior parte dei soprani si affaccia alla prima ribalta lei aveva già fatto tutto, proponendo al mondo intero un modo di cantare del tutto nuovo e riscoprendo le opere più dimenticate e degli autori più diversi, e che solo lei seppe tramutare in capolavori (Vestale, Ifigenia, Vespri, Bolena, Pirata, Medea, Alceste etc. etc.) !!!!
Come diavolo ha fatto ?

Rimane il più grande mistero non solo della lirica ma della storia moderna, non era colta, non aveva un soldo, non proveniva da alcuna tradizione musicale, non era italiana, non era fascinosa, non era dotata di una voce bella o particolarmente potente, non ebbe neppure questi grandi consiglieri al suo fianco (i “grandi” vennero dopo, attratti da quel fenomeno di musicista), era miope come una talpa (quindi non vedeva il direttore), eppure....eppure quando venne in Italia a soli 23 anni per debuttare in Gioconda nell’agosto del 1947 alla Arena di Verona, la superba cantante era già pronta, vocalmente era già quel fenomeno che in meno di 2 anni avrebbe sconvolto il mondo provinciale della lirica.
Si sa che, giovanissima, aveva studiato giorno e notte con Elvira de Hidalgo, il famoso soprano leggero che al conservatorio di Atene le insegnò quelle incredibili agilità che le consentiranno poi di trionfare nel belcanto italiano, ma fu lei stessa a costruirsi, con studio e pazienza, quelle celebri “3 voci” che ne contraddistingueranno lo stile del tutto anomalo.
La Callas, infatti, si diceva avesse “tre voci” diverse, perchè a quei suoni bassi così sonori si attaccava un registro medio meno robusto ma di sapore notturno e dolente al termine del quale riesplodeva un patrimonio di riverberanti acuti e sovracuti fino al suo celebre celebre mi bemolle (e talvolta persino al Fa, vd. variazioni di Proch del concerto M&R).
Quella voce che fece dire ad una corista scaligera, dopo la prima prova dei Vespri inaugurali del 1951, che aveva sentito un soprano “cantare in basso con la voce grave di Cloe Elmo e in alto con la voce acuta di Toti dal Monte” era infatti tutta “costruita”, non c’era nulla di naturale, ma è proprio lì che la giovanissima Callas aveva posto le basi granitiche per tutto quello che sarebbe venuto dopo.
Quella voce costruita le consentiva infatti, caso più unico che raro, di eseguire alla perfezione tutte le note scritte da tutti i compositori in tutte le opere (ecco perchè non ebbe problemi ad imparare da sola ed in 3 giorni la parte belcantista di Elvira di Bellini mentre cantava alla Fenice la drammatica Walkiria di Wagner !!!), e fu su quella onnipotenza esecutiva che la Callas potè poi costruire la sua successiva supremazia di Artista nel senso più completo del termine, e così definitivamente sbaragliare ogni concorrenza.
Quando a 31 anni di età si accorse che le sue straordinarie creazioni vocali avevano pur sempre il limite del suo poco credibile aspetto fisico, ella, da grande donna di Teatro quale era, decise di perfezionare anche quell’aspetto (che per chiunque altro sarebbe stato considerato “inutile”), e così in pochi mesi divenne la donna glamour che tutte le foto oggi ritraggono, ed iniziò così l’epoca delle leggendarie creazioni Teatrali della Callas.
In pratica, così come la grande musicista aveva “adattato” (rectius: domato) la propria voce di natura sgraziata al rispetto rigoroso di tutti i segni di espressione prescritti dal compositore, così la grande donna di Teatro “adattò” (rectius: domò) il proprio corpo di natura altrettanto sgraziato al rispetto rigoroso delle esigenze scenico-espressive del dramma, ed in tal modo la sua Violetta scaligera del 1955, sotto la sapiente regia di Visconti, non era più la straordinaria vocalista del disco Cetra del 1952 ma diventava in scena quella sfortunata eroina consunta dalla vita di Dumas che al 3° atto muore di tisi.
Tutto questo dimostra a mio parere l’amore totale ed incondizionato dell’interprete verso l’autore, il rispetto assoluto e la dedizione sacrificale della Callas musicista ed attrice verso i vari Bellini, Verdi, Puccini etc. etc. e le loro sublimi creazioni, Maria Callas, negli anni in cui ha cantato in tutto il mondo e con quella generosità quel repertorio sovrumano e micidiale che avrebbe stroncato una squadra intera di soprani, è stata una vera e propria vestale dell’arte.
Maria Callas infatti ogni qualvolta raffigurava un personaggio del melodramma pareva infondergli un pezzo della propria anima, il tremore della sua voce produceva un canto stravolto, si verificava una sorta di immedesimazione musicale totale, e questo, si badi, fino alla sua ultima nota emessa, anche negli anni del declino.
Nulla di strano quindi se giunta alla soglia dei 40 anni abbia deciso di “vivere” e di essere Maria la donna, e non più solo “la Callas”...., purtroppo, e come spesso capita ai grandi, la donna Maria non ottenne nella “vita” gli stessi risultati, ma questo è altro discorso.
Oggi a tutti coloro che acclamano la più famosa cantante lirica della storia, nonchè la diva dalla vita irripetibile nel bene e nel male, insuperata musa dei più grandi artisti del 20° secolo, voglio solo ricordare che “dietro” a tutto questo c’era per prima cosa la più fenomenale vocalista che avesse mai calcato le scene dell’opera, ed ecco perchè, aldilà del mito e dei romanzi, ancora oggi se si deve fare venire la pelle d’oca agli spettatori in una scena straziante del film Filadelfia, un bravo regista non deve neppure sforzarsi tanto di immaginazione, paga i diritti alla EMI e ci ficca dentro la voce della Callas di 50 anni fa, magari tratta da un’opera che non era neppure tra le sue meglio riuscite....
E’ ovvio che prima e dopo di lei ci siano stati altri grandi soprani, cosiccome è più che naturale che il personale orecchio di ciascheduno possa preferire in alcuni brani (non parlerei di ruoli, perchè sulla resa complessiva di un intero ruolo la Callas, che scolpiva ogni più remoto accento del meno rilevante dei recitativi, non credo abbia rivali....) la voce sontuosa di una Tebaldi, oppure le magie virtuosistiche di una Sutherland, tanto per fare due nomi a caso, ma non è questo il punto.
Il punto è che tutte le altre, prima e dopo, comunque e pur sempre cantavano (magari benissimo) i loro personaggi, la Callas invece diventava...loro, ed il suo immortale segreto, può sembrare banale, era tutto qui, il segreto di quello che è stato probabilmente il più importante fenomeno artistico dell’era moderna !!!!

Davide Steccanella

 
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